wrong way

Diciamolo chiaro e tondo: agli italiani piace sbagliare! L’era digitale è iniziata da un pezzo eppure una bella fetta d’Italia ancora si crogiola nella “sicurezza” (o presunta tale) di gestioni aziendali ormai obsolete e vecchio stampo.

Giusto l’altro giorno, per farne un breve esempio, parlavo con un signore della imminente legge sulla fatturazione elettronica…

”Sa, dovrebbe pensarci, diventerà obbligatoria e dovrà introdurla in azienda!”
“Ah nono, NON FACCIO QUELLE COSE LI IO, ho il mio blocchetto!”

Ecco, questo è il tipo di reazione che ci si può aspettare in almeno il 30% dei casi! E lo conferma la Fondazione Marco Biagi che, in collaborazione con la Scuola di Dottorato E4E dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (con il contributo di JobPricing e con il supporto di FiordiRisorse, Etjca e HRC), ha intervistato un campione rappresentato da 143 imprese di medie e grandi dimensioni e 1250 lavoratori di cui 181 “somministrati”. Il fine? Comprendere come il Performance Management viene percepito - o snobbato che dir si voglia – dalle amministrazioni italiane e quali sono gli errori più diffusi a tal proposito. Vediamo in sintesi quali informazioni sono emerse:

1. Il 70% delle aziende intervistate ha dichiarato di utilizzare un sistema di performance management. Dato incoraggiante si, ma sorge spontanea la domanda: trattasi di un sistema di ultima generazione interattivo e completo o lo utilizzava anche il nonno del nonno nel primo dopoguerra? C’è una grossa differenza!

2. Dirigenti e quadri sono i principali destinatari del PM, gli operai sono coinvolti solo nel 30% dei casi. Ciò dipende dal criterio di selezione utilizzato per stabilire l’accesso a tale sistema. Il PM italiano è fortemente gerarchico. La logica funzionale o individuale è ancora utopia nella maggior parte delle menti imprenditoriali. Sempre in ritardo, ormai è la prassi!

3. Gli obiettivi sono perfettamente allineati con il criterio gerarchico: nel 65% dei casi scendono dall’alto come un cono di luce, pronunciati dal “Boss” e accettati dal “volgo” perché “COSI’ VA L’AZIENDA!”.

4. Sulla finalità ci siamo ma solo in parte: se è vero che il PM, per la maggiore, viene utilizzato allo scopo di ottimizzare il livello aziendale, spesso diventa anche un mezzo per tentare di rendere quantomeno dignitoso il rapporto capo/collaboratore. Concetti come “gioco di squadra” o “lavoro di gruppo”, sono ancora grandi sconosciuti!

5. Di andare a scuola non si finisce mai, ecco allora che in un modestissimo 97% dei casi la valutazione del dipendente è affidata al capo diretto e nel 34% prevede l’intervento della direzione HR (Human Resources). L’autovalutazione è praticata quasi esclusivamente nelle aziende di grandi dimensioni e multinazionali. Come esistono le pagelle sportive, le pagelle culinarie e le pagelle scolastiche, non possiamo certo rinunciare alle pagelle aziendali. W LA RESPONSABILITY!

6. Quanto può giovare l’inserimento di un sistema di Performance Management in un’azienda? Solo il 15% lo sa grazie ad un metodo formale di rilevazione del gradimento da parte degli utilizzatori. Dei lavoratori intervistati, l’80% lo reputa un vantaggio per l’azienda ed il 60% lo ritiene addirittura uno stimolo allo sviluppo delle proprie competenze. Ma ovviamente questo interessantissimo e significativo dato è assolutamente trascurabile…

Mannaggia! Le aziende italiane sono capaci di creare un cocktail esplosivo di informazioni mediocri, punti di vista viziati e confronti fuorvianti. Il tutto arricchito da incapacità di utilizzo di un metodo autocritico e di accettare i progressi della digitalizzazione.

Prima di finire del tutto “ubriachi di sbagli grossolani” però c’è una possibilità: affidarsi a Kibs Studio e cominciare rendere la propria azienda realmente efficiente. Capire la rilevanza di un errore è il primo passo per migliorare le cose, trovare la soluzione sarà lo slancio per farle funzionare!

 #focus4enterprise

 

“Un passo indietro, dopo aver fatto una strada sbagliata, è un passo nella giusta direzione.”

Kurt Vonnegut

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